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Campertogno ha celebrato il pittore Verno

Camillo Verno è un pittore nato a Campertogno nel 1870, che si formò all’Accademia Albertina di Torino ed espose le sue opere a partire dall’ultimo decennio dell’Ottocento, fino al 1942, anno della morte. Il signor Pierluigi Lacci, uno degli eredi dell’artista, qualche anno fa aveva donato al Comune di Campertogno l’autoritratto a olio di Camillo Verno e il suo archivio personale: il gesto era stato molto apprezzato e l’amministrazione comunale aveva pensato di organizzare nel 2011, anno ponte tra il centoquarantesimo della nascita e il settantennio della prematura scomparsa, una giornata di studi per riscoprire e valorizzare questo artista ingiustamente dimenticato. Con il supporto della Società Valsesiana di Cultura, con cui già era stato organizzato il convegno dedicato all’altro grande Maestro campertognese Pier Celestino Gilardi, si riunì un gruppo di studiosi che cominciarono a ricercare notizie sul Verno e sulla sua attività artistica.
Sabato 17 settembre al mattino, nel raccolto cimitero di Campertogno, il Vice Sindaco, Avv. Marco Ferraris e l’Assessore alla Cultura, Miriam Giubertoni, che indossava l’elegante costume di Campertogno, hanno deposto una corona di alloro sulla tomba di Camillo Verno, ha fatto seguito la cerimonia di intitolazione del ponte sul Sesia e della strada che conducono alla frazione Rusa, dove il pittore nacque e morì.
Rusa è una tra le frazioni più belle di Campertogno, la più “borghese”, infatti non si trovano costruzioni di tipo
agricolo, ma solide dimore, spesso decorate con affreschi e trompe l’oeil, rappresentative della agiata buona società campertognese di metà Ottocento. Grazie alla disponibilità del dottor Pierluigi Roncarolo, è stato possibile visitare la casa del pittore, che nei lavori di restauro è stata mantenuta il più fedelmente possibile. Nella piazzetta di San Pietro - sulla quale si affaccia la chiesetta omonima, attualmente in fase di restauro con fondi raccolti attraverso contributi e pubbliche sottoscrizioni, è stato offerto a tutti i presenti un aperitivo.
Nel pomeriggio, presso il Teatro del Centro Polifunzionale Fra’ Dolcino il Sindaco, ingegner Paolo Vimercati, ha dato il benvenuto ai relatori e al pubblico e ringraziato: la Fondazione della Banca Popolare di Novara per il Territorio, che ha dato un contributo per realizzare questa giornata dedicata al Verno; Silvano De Marchi, che ha allestito la bella esposizione di quadri del Verno, permettendo al pubblico che prendeva posto in teatro di vedere dal vivo varie opere del pittore, messe a disposizione da collezionisti di Campertogno e Mollia e dagli eredi; il Dottor Mario Remogna, Elda Facchin e Fausto Surcis, della Società Valsesiana di Cultura, che hanno preparato i pannelli fotografici con le opere del Verno fotografate dal pittore stesso.
Franca Tonella Regis, Presidente Società Valsesiana di Cultura, moderatrice del Convegno, ha collocato il Verno in una prospettiva storica, ricordando la sua attiva presenza nella vita sociale torinese e la partecipazione alle più importanti mostre d’arte. Accanto al Verno artista c’è l’insegnante che per molti anni contribuì a formare generazioni di allievi, e l’amministratore pubblico, infatti Verno fu per molti anni Sindaco e poi primo Podestà del suo paese natale. Casimiro Debiaggi, storico dell’arte, che ha personalmente conosciuto il pittore, amico fraterno per un cinquantennio del nonno scultore, Casimiro Debiaggi, ha condiviso con il numeroso pubblico ricordi, appunti, considerazioni e testimonianze relativi all’artista e alla sua inseparabile consorte Bice Sola, scomparsa nel 1977. Debiaggi ha concluso la sua ampia e
variegata esposizione auspicando che venga presto realizzata una mostra retrospettiva dedicata a questo artista, che per molti sarà certamente una gradita sorpresa.
Enrica Ballarè, con l’ausilio di molte belle immagini, ha parlato dei dipinti allegorici, sacri e decorativi, recuperando nelle opere dell’artista il complesso rapporto tra la tradizione e gli echi simbolisti. La Ballarè si è soffermata sulle due tipologie femminili caratteristiche dell’artista, quella della donna angelicata bionda ed eterea, esemplificata nelle schiere angeliche che popolano le sue opere di carattere religioso, e la donna bruna dalla femminilità prorompente, forse ispirata alla figura della moglie, presente nelle figure allegoriche e di genere. L’opera di Verno, più legata alle frequentazioni torinesi, nazionali e internazionali che alla pittura valsesiana in senso stretto, meriterebbe un riconoscimento che ricollochi il pittore nel contesto della pittura piemontese dell’Ottocento. La novità della giornata è stata rappresentata dalla relazione dello studioso modenese Tomas Fiorini, che ha analizzato i rapporti di Camillo Verno con Modena, in cui il pittore fu insegnante e poi direttore dell’istituto d’Arte Venturi dal 1908 al 1936. Quando il Verno giunse a Modena la figura principale dell’ambiente artistico era Giuseppe Graziosi, ma il pittore piemontese mantenne sempre la sua cultura figurativa e coloristica. Gianluca Kannès, funzionario del Settore Musei della Regione Piemonte, ha parlato dell’opera del Verno come riformatore delle scuole d’arte di Modena e Varallo Sesia, dove avevano sede l’antica scuola di disegno, istituita nel 1768 e il Laboratorio Barolo di Scultura fondato nel 1838. Le due scuole varallesi oscillarono sempre tra l’essere scuole d’arte o scuole tecniche per artigiani e operai: questa dialettica si inseriva nel contesto molto più ampio dell’istruzione nazionale, che non riusciva a varare una riforma delle Scuole di Belle Arti. Verno trovò la sua vera dimensione proprio nei contatti con le più alte personalità politiche: il suo progetto per la riforma della Scuola d’arte di Modena fu giudicato
il migliore tra quelli presentati alla Direzione Generale. Il pittore raccolse metodicamente gli articoli dei giornali in cui veniva citato, e l’esame di quanto si scriveva su di lui è stato l’argomento della relazione di Piera Mazzone, ampliato con alcuni cenni sul Verno scrittore, autore di una serie di profili di artisti valsesiani, pubblicati per la maggior parte sull’Almanacco Guida della Valsesia. Il Signor Lacci ha
donato alla Biblioteca di Varallo un’interessante raccolta di giornali nazionali che il pittore aveva collezionato in quanto parlavano della sua opera, e che saranno conservati nella sezione bibliografica relativa agli artisti valsesiani. Oreste Fantino ha parlato dell’Archivio Verno: appunti per una ricerca. Inizialmente il riordino dell’archivio avrebbe dovuto rientrare in un progetto del locale liceo artistico, che però non andò a buon fine, quindi il relatore se ne occupò personalmente. L’archivio, che si compone di fotografie, ritagli di giornale, elenchi delle opere eseguite distinte tra quelle richieste dalla committenza e quelle invece frutto di ispirazione, conferma la versatilità e la poliedricità dell’artista, che con il convegno recupera un posto che gli spetta di diritto. Al termine di tutti gli interventi Miriam Giubertoni, ha ringraziato tutti coloro che avevano collaborato alla riuscita della giornata, invitando i presenti a partecipare alla cena a buffet, offerta dall’Amministrazione comunale nel ristorante del teatro.

Piera Mazzone
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